“Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana” di Carlo Emilio Gadda: due delitti e un commissario incaricato delle indagini. Ma la linearità del giallo, con l’implicita catarsi della punizione del colpevole, qui viene disgregata e, anziché, dipanarsi, la vicenda si aggroviglia, metafora disincantata della vanità della ricerca della verità. Nella primavera del 1927 a Roma, in uno stabile signorile di via Merulana, vengono commessi due delitti: viene rapinata la Contessa Menegazzi e pochi giorni dopo, nell’appartamento di fronte, viene assassinata la dolce e malinconica Liliana Balducci, ancor giovane e bella, afflitta da un frustrato desiderio di maternità. Le indagini vengono affidate a Ciccio Ingravallo, funzionario molisano della squadra mobile di Roma, che, seguendo la pista di un collegamento fra i due fatti, si ritrova nel mondo del sottoproletariato dell’estrema periferia romana, mentre, sempre più, la faccenda si configura come un inestricabile pasticcio al quale è impossibile trovare soluzione. Come la trama, anche la lingua è un garbuglio che tiene insieme espressioni dialettali di diverse zone d’Italia, termini tecnici e stranieri, il parlare colto e quello gergale, in un’accozzaglia disordinata che rispecchia la frantumazione sociale e le molte facce del paese. “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” o piace o non piace; non è romanzo da vie di mezzo, per qualcuno astruso, per altri geniale. Un giallo paradossale, in cui alla descrizione realistica di personaggi e ambienti, ricchi e poveri, si contrappone un percorso investigativo che si attorciglia senza sciogliersi, e altro non è se non la ricerca di un senso nell’indecifrabilità dell’esistenza. Consigliato a chi ama lasciarsi meravigliare, meno a chi ha bisogno di un ordinato svolgersi e concludersi del raccontare.
Rileggere un classico

Una risposta a “Rileggere un classico”
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Stavolta giudizio molto sintetico. Io l’ho letto molti anni fa e mi riesce difficile ricordare che impressione mi ha fatto, però ero guidata dall’aver visto prima l’omonimo film di Germi, che invece mi era piaciuto….Forse nei dialoghi c’era un po’ meno la confusione delle lingue che denota il romanzo.
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